Crossing

An exhibition is always the mise-en- scene of a threshold and of anntersection.
The threshold concerns the apparition of the work as visible object, which is confined in the double frame of the space and its own perimeter. The intersection concerns the relationship between the works exhibited, which relate to each other, through the dialect of their various images, which is capable of going beyond the interval between one work and another. The works themselves become the traces registering creative attitudes and methods which are differentiated by their linguistic diversity and by the interval that links them. The show becomes the simultaneous representation of various meeting points and, at the same time, the opposing linearity of the difference.

The concept of Crossing underlines, also, the impossibility of presenting a homogeneous artistic production and shows the necessity of marking out the cultural and stylistic subjectivity of each artist. The concept finds its own riposte above all in the formulation of the exhibition, which highlights the pause between one work and another and the circularity of each creative adventure. It escapes an easy eclectism relying on stylistic multiplicity, but depends rather on the complexity of the creative experience. The artistic operation is closer to what Dylan Thomas described when spiking of the creative process: "... often I allow an image to work internally when I am in an emotional state, and I apply to it whatever critical and intellectual strength I possess. Then allow the next image to emerge and contradict the first one. A third image is generated from the first two, and together with a fourth, contradictory image, I allow all these images to remain suspended in conflict within the formal limits imposed by me."

It seems that the artist may be looking for a way of reaching a linguistic formation capable of witnessing the creative process through an image that objectively challenges temporality through spatial compression. That is, the work visualises the value in art of an image which exists in duration, as against the ephemerality oftelevision or advertising: an image that resists and constantly defers the consuming gaze of the spectator- which means the capacity to challenge its own present and to penetrate into a possible future.

Here I intend to underline, in particular, the work of Marco Bettoni, the way in which he treats the themes of space and time, dissolved in the relationship between light and dark. The title of the photographic work is Seijaku, which in Japanese means immobility as a moment of calm and quiet. The artist takes up themes close to his heart: fragments of space, the road, the city by night, houses, doors open or closed, windows ablaze with light. So in this work, the image immersed in a mysterious glow becomes a nocturnal space, illuminated by the light of two lanterns which leads you into seeing the entrance of a Japanese temple. The work offers movement and repose, presence and absence at the same time. And it is there, suspended in a moment of time, that the work is absorbed in the expectation of creating a place where a human being may dwell poetically. The forms immersed in a play of light and shade express the idea of quietness. It sets itself up as the horizon, as a screen that alludes to a potential space. It is an apparition which gives to things without a name the property of form and to the image a language with which it may recount its own shadows. Here the artist emphasizes an idea of art as communion with a place. The artist is he who has the capacity to capture the genius of the place, to draw its breath. And therefore, the artist himself is able to become the place. And it is here, in this space Seijaku, that the artist proposes endless experiences of living, outlining for us his emotional geography that follows the passing of time in many possible stories. From this place suspended in time, there remains only the movement of thought. The veil of time, continuous and indifferent to quotidian life, is unveiled to reveal another time, that of art, which is the movement within immobility.

Stella Santacatterina
London Art Critic and Writer

 

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Crossing /Attraversamenti

Una mostra è sempre la messa in scena di una soglia ed una intersecazione. La soglia concerne l’apparire dell’opera come oggetto visibile confinato nella doppia cornice dello spazio e del proprio perimetro. L’intersecazione riguarda il rapporto tra le varie opere presentate nello spazio che si relazionano tra loro attraverso la dialettica delle varie immagini, superando anche l’intervallo, che corre tra l’una e l’altra. Le opere diventano le tracce che registrano attitudini e metodi creativi differenziati tra  loro dalla diversità linguistica e dell’intervallo intercorrente. La mostra diventa la rappresentazione simultanea dei vari punti d’incontro e di linearità contraddetta dalla differenza.

Il concetto di crossing-attraversamenti qui sottolinea, anche l’impossibilità  di una produzione omogenea ed evidenzia invece la necessità di marcare la soggettività stilistica e culturale dell’artista. Questo concetto di attraversamento trova il proprio riscontro soprattutto nella formulazione espositiva che segnala l’intervallo tra un’opera e l’altra ed evidenzia la circolarità di ciascuna avventura creativa. Un’avventura creativa che sfugge ad un eclettismo facile fondato sulla pura diversità stilistica, ma piuttosto si affida alla complessità dell’esperienza creativa. L’operazione artistica è molto vicina a quella espressa dal poeta Dylan Thomas:”....spesso lascio che un’immagine si produca in me emozionante, e quindi applico ad essa quanto posseggo di forza critica ed intellettuale, lascio poi che questa immagine contraddica la prima già sorta, e che una terza immagine generata dalle altre due insieme ad una quarta immagine contraddittoria, e lascio quindi che tutte restino in conflitto entro i limiti formali da me imposti.”

Sembra che l’artista stia cercando un modo di approdare ad un risultato di formalizzazione linguistica, capace di testimoniare il processo creativo attraverso un’immagine che oggettivamente sfida mediante una condensazione spaziale la temporalità. L’importanza delle sue opere consiste nel riportare nell’arte il valore della durata, la resistenza dell’opera allo sguardo dello spettatore, che poi vuol dire capacità di sfidare il proprio presente e sfondare possibilmente nella dimensione del futuro.

Qui intendo  segnalare, in particolare, il lavoro di Marco Bettoni, il modo in cui egli tratta i temi dello spazio e del tempo stemperati nel rapporto di luce e buio. Il titolo dell’opera fotografica è Seijaku, che in giapponese significa immobilità come momento di calma e quiete. L’artista riprende una tematica che gli è cara: frammenti di spazio, la strada, la città di notte, le case, le porte aperte o chiuse, le finestre spalancate dalla coltre di luce, e così in questa opera  l’immagine immersa in un alone di mistero è uno spazio notturno, illuminato dalla luce di due lampade, che lascia intravedere l’entrata di un tempio giapponese. L’opera si dà come movimento e riposo, presenza ed assenza allo stesso tempo. È là, sospesa, raccolta nell’attesa di poter fondare un luogo dove l’uomo possa “poeticamente abitare”. Le forme immerse nel gioco di luci ed ombre esprimono l’idea della quiete. Essa si erige come una linea dell’orizzonte, come un diaframma che allude ad uno spazio potenziale. È un apparire che dà alle cose prive di nome proprio la proprietà della forma ed all’immagine una lingua perché possa raccontare le sue ombre. Qui l’artista sottolinea un’idea dell’arte come comunione con un luogo. L’artista è colui che ha la capacità di coglierne la natura, di assimilarne il suo respiro. È cioè colui che sa diventare egli stesso il luogo. Ed è qui, in questo spazio Seijaku, che l’artista ci propone infinite esperienze abitative, ci ritaglia una sua geografia emotiva che segue lo scorrere  del tempo in molte storie possibili. Da questo luogo sospeso  non rimane che il movimento del pensiero. Un velare il tempo continuo ed indifferente della vita, per rivelare, quell’altro tempo che è movimento dell’immobilità: l’arte

Stella Santacatterina
Critica d'arte e scrittrice londinese

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